"Si nasce tutti con un destino,anche se purtroppo lo scopriamo solo quando é in corso. Al massimo uno sente una voce interiore che lo guida. Però Vinicio, prima di diventare Vinicio, era già Vinicio. Un po' macchinoso come ragionamento forse, ma semplice. Come la prima cassetta coi suoi pezzi che inviò a Renzo Fantini, colui che produsse il suo primo album."



Vinicio Capossela (Hannover, 14 dicembre 1965) è un cantautore, polistrumentista e scrittore italiano. Nato in Germania, da genitori di origine irpina (il padre, Vito, è di Calitri, la madre di Andretta), viene chiamato Vinicio, pur non essendo questo uno dei nomi della tradizione familiare, come omaggio al celebre fisarmonicista Vinicio, autore di molti dischi per la Durium negli anni sessanta, di cui il padre è fan. Torna poco dopo in Italia con la famiglia. Cresce artisticamente nei circuiti underground dell'Emilia-Romagna, fino ad essere notato da Francesco Guccini, che lo porta al Club Tenco che lo lancia. Il nuovo millennio lo avvicina molto alla sua terra d'origine, l'Irpinia, e questo amore reciproco con la gente del luogo si concretizza con la cittadinanza onoraria concessagli dal comune di Calitri. Ironico, sentimentale, straripante nel suo istrionismo, Vinicio Capossela è il più dotato tra i cantautori italiani della sua generazione. I suoi modelli più evidenti sono i blues aspri e deliranti di Tom Waits e le "chanson" jazzy di Paolo Conte. Ma nel suo repertorio convivono anche il teatro di Brecht e il surrealismo, melodie mediterranee e sonorità fragorose di chiara matrice balcanica, pantomime circensi e atmosfere crepuscolari che spaziano dalle tradizioni rebetiche al miglior Luigi Tenco. Artista errante, che - come Waits - ha fatto del randagismo quasi una filosofia di vita, rabdomante senza requie, come è stato definito in una sua recente biografia, Capossela ha percorso tutte le tappe di una gavetta dura, da "emigrante". Il miglior cantautore italiano della sua generazione, Vinicio Capossela racconta di guitti e vicoli chiassosi, pagliacci e marajà, notti insonni e corvi torvi. Ama pseudonimi bizzarri, come Vic Damone. E con le sue "Canzoni a manovella" ha conquistato la critica. Nel 2006, dopo sei anni di silenzio, è tornato con "Ovunque proteggi", nel segno di una debordante e onnivora follia creativa. Ritratto dell'istrionico protagonista della musica d'autore italiana.